La storia

La Maddalena nella storia dell'Arciconfraternita della Morte

Si dice che ad ispirare l’artista sia stata una bellissima ragazza di nome Tatiana Sokoloff, figlia di genitori russi, barbaramente assassinata in Australia il 6 settembre 1986

Cultura
Molfetta mercoledì 21 luglio 2021
di Cosmo Tridente
Esposizione delle statue
Esposizione delle statue © Leonardo Piccinni

L’Arciconfraternita della Morte dal Sacco Nero di Molfetta come ogni anno si appresta a celebrare il 22 luglio, la Festa di Santa Maria Maddalena, Patrona dell’Arciconfraternita, con un programma di iniziative. Per l’occasione, mi e gradito riportare, per i lettori di questo prestigioso giornale online, la cronistoria dell’immagine scultorea della pia Donna nel corso dei secoli.

Chi era veramente Maria Maddalena? Tradizionalmente, si riteneva che Maria Maddalena, prima dell’incontro con Gesù, fosse stata una prostituta, una meretrice. Sappiamo oggi, invece, che era una pia seguace di Gesù proveniente da Magdala, una città sul lato occidentale del lago di Genezaret. La domanda deve aver intrigato non poco anche i molfettesi. E infatti, le statue della Maddalena portate in processione a Molfetta nel corso dei secoli sono state diversissime tra loro e non solo per il mutare degli stili artistici nel tempo. A Molfetta, nella cronistoria dell’Arciconfraternita della Morte, si contano cinque statue della Maddalena

La prima Maddalena, di autore ignoto, aggiunta alla processione del Sabato Santo nella seconda metà del Settecento, raffigura la Maddalena come una penitente che vaga nel deserto dopo la morte di Cristo, con in mano un crocefisso e un teschio. La particolarità della statua è il seno scoperto della donna che le ha fatto guadagnare, tra alcuni confratelli, il soprannome di “Maddalena desnuda”. Malgrado i tempi, fu portata per anni in processione fino a quando, il vescovo Mons. Pasquale Gioia, propose la sostituzione della statua, con una nuova versione commissionata ad Ortisei, in Val Gardena. Trattasi della Santa in ginocchio, tanto criticata dalla popolazione, da apparire in processione solo una volta, nel 1929. Questa seconda Maddalena non riscosse il gradimento della popolazione a causa della sua posizione inginocchiata. Infatti, le altre statue portate in processione erano tutte in posizione eretta. La disarmonia era evidente. I cittadini rimasero scettici per la postura ricurva della Santa, che spezzava l’andatura regolare della processione, con le altre statue tutte in posizione eretta. Ne fu commissionata quindi un’altra, la terza Maddalena, che per certi versi richiamava la “Maddalena desnuda”, con la Croce e il teschio, che fu portata in processione fino al 1955. Questa volta però la Santa porgeva il crocefisso nel braccio destro e la mano sinistra batteva sul cuore. La quarta statua della Maddalena, la prima plasmata in cartapesta dallo scultore Giulio Cozzoli, non fu mai portata in processione perché l’allora Vescovo della Diocesi di Molfetta, Mons. Achille Salvucci, la definì “scandalosa”. Presentata al pubblico durante l’ estate del 1950, questa statua riscosse un ampio consenso ma, se raccolse adesioni per il pregio artistico, sollevò parecchie critiche e perplessità per motivi di carattere morale. Infatti l’autore aveva ritratto Maria di Magdala in un atteggiamento di appassionata femminilità. La giovane donna, di vistosa avvenenza, aveva le braccia interamente scoperte e distese nella stretta frenetica delle mani, il capo rivolto all’ indietro esaltando la nudità del collo, le folte chiome ricadenti in ondate oscillanti sul mantello, il volto abbagliante, accecato dal furore delle lacrime. Il Vescovo, Mons. Achille Salvucci, appena prese visione dell’ opera, la giudicò non adatta ad una processione, vietandone l’acquisto all’Arciconfraternita della Morte. Fu da allora denominata “la Maddalena scandalosa”.

Si dice che ad ispirare l’artista sia stata una bellissima ragazza di nome Tatiana Sokoloff, figlia di genitori russi, barbaramente assassinata in Australia il 6 settembre 1986. Cozzoli spesso frequentava per amicizia la loro casa in via De Luca n.41 e fu colpito dalla straordinaria bellezza di questa donna. Dalla stampa australiana abbiamo appreso che dopo 33 anni, c’è stata una svolta nelle indagini del brutale omicidio della professoressa italiana Tatiana Sokoloff, originaria di Milano e insegnante di Italiano all'Università di Sydney. La polizia ha arrestato e incriminato un uomo di 63 anni di origine albanese. emigrato in Australia nel 1980.

In seguito, L’Arciconfraternita della Morte chiese a Giulio Cozzoli di realizzare un’ altra immagine della Maddalena. Cozzoli acconsentì, ma senza alcun entusiasmo. La sua creatività si era ormai esaurita: le forze gli venivano meno e l’ affievolimento della vista gli creava difficoltà. L’ opera ripetè, nelle linee essenziali, la figura della precedente ma, a differenza di quella, fu rappresentata castigata nelle vesti e, come tale, ebbe la giusta approvazione del Vescovo Mons. Salvucci. Fu portata per la prima volta in processione durante il Sabato Santo del 1956. Si chiude, con la Maddalena, il ciclo cinquantennale che ha visto Giulio Cozzoli impegnato nel rifacimento delle statue processionali dell’Arciconfraternita della Morte.

 

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