La nota

Articolo Uno: «Flop e insuccessi dell’assessore Mancini»

"La sua è stata una gestione rumorosa e inconcludente"

Politica
Molfetta mercoledì 12 settembre 2018
di La Redazione
Articolo Uno Mdp e Leu
Articolo Uno Mdp e Leu © n.c.

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato di “Articolo Uno Mdp – Leu” relativo alle dimissioni di Pasquale Mancini da assessore.

“Sembra un atto-due scene – recita la nota – entrata e uscita della celebre commedia teatrale “Molto rumore per nulla” di William Shakespeare. E invece si tratta solamente di una nuova tragicomica pagina di questa amministrazione limitata in fatto di contenuti e competenze, ma non di ambizioni personali.

Dopo incredibili peripezie per raggiungere l’agognata poltrona di Assessore – giusto per ricordare alcuni passaggi: dimissioni da segretario di Forza Italia; costituzione di una non meglio definita lista civica; autocandidatura a Sindaco; ripiegamento, poi, ad alleato dell’Armata Brancaleone che oggi amministra la città, in cambio della promessa di un assessorato –, il dinamico Pasquale Mancini lascia l’assessorato al Marketing territoriale, Commercio, Economia del mare e Sicurezza, così come aveva solennemente preannunciato a luglio scorso.

Motivi personali, di natura professionale. Non è dato sapere di più: l’impegno pubblico nell’era smart non prevede altre spiegazioni. Così in soli tredici mesi si assapora già due volte il gusto del rimpasto: un esercizio che, temiamo, non tarderà a ripetersi.

Cosa rimane a Molfetta dell’assessore Mancini? Molti post su facebook, molte bancarelle, molte sigle smart e una visione asfittica e provinciale sul futuro della città. L’assessore Mancini verrà ricordato per i molti pasticci, alcuni davvero eclatanti, e per una singola iniziativa di cui rivendica la paternità: il programma “Mercati in centro”. Non ci soffermeremo sulle inqualificabili comiche relative ai parcheggi a spina di pesce su via Dante, né sulle ZTL a intermittenza e nemmeno sul disastroso esito del Natale 2017 (ricorderete il quadro desolante di strade, piazze e “chioschetti svedesi” disertati da cittadini e consumatori). Riteniamo utile ricordare, invece, il suo fiore all’occhiello, appunto, “Mercati in centro”.

L’iniziativa, partita in primavera e terminata a fine estate (speriamo), prevedeva uno stuolo di bancarelle di vario genere, dislocate in diverse zone del centro città, senza alcuna attenzione alla funzione dei luoghi occupati. Rivenditori di cianfrusaglie nobilitati a “mercatino vintage”, bancarelle di prodotti agroalimentari posizionati in stradine nascoste, la cornice del porto di Molfetta deturpata da sgraziati banchetti con ogni genere di bagattelle e chincaglieria.

E, infine, l’esperimento del mercato settimanale, allestito di domenica su Lungomare Colonna. Si è trattato di un’operazione di Marketing? E a quale target di cittadini si rivolgeva? Era un supporto al turismo? Cioè i turisti sarebbero venuti a Molfetta, litigando con parcheggi e traffico, per vedere le bancarelle del mercato settimanale? O quelle del “mercatino vintage”? Non avremo risposte a questi interrogativi, ma ci siamo fatti un’idea precisa della esiziale confusione di obiettivi e metodi, che in questi mesi ha animato l’ufficio di Mancini.

In merito a confusione e iniziative poco chiare, vale la pena ricordare il tentativo, per fortuna tramontato, di deformare funzione e obiettivi del DUC (Distretto Urbano del Commercio). Nonostante le intenzioni e le velleità di Mancini, infatti, sembra definitivamente superata l’ipotesi di perimetrare il DUC solo lungo la costa della città, con l’inspiegabile esclusione del centro nevralgico del commercio di prossimità: il quadrilatero dello shopping e Corso Umberto, che ne è l’arteria principale. Non è ancora chiaro se questa ipotesi fosse stata concepita per un insufficiente approfondimento del quadro normativo (Legge Regionale 5/2008; Regolamento Regionale 15/2011; Legge Regionale 24/2015; Delibera di Giunta Regionale n. 1640/2016 e conseguente bando per la costituzione dei DUC pubblicato sul BURP n. 82/2017), o soltanto per una dubbia intuizione di marketing. Fatto sta che i Distretti vengono costituiti solo attorno ad aree che ospitano almeno 200 esercenti, ma questo sembrava non dovesse interessare l’area con la maggiore concentrazione di esercizi commerciali di tutto il tessuto urbano.

Tredici mesi di iniziative che hanno alimentato dubbi e perplessità sull’utilizzo disinvolto della parola “Marketing”. Tali dubbi vengono rafforzati dalla sostanziale assenza di comunicazione che la città ha ben percepito tra assessorato alla Cultura, gestito dal vice Sindaco Sara Allegretta, e assessorato al Marketing Territoriale. Un inspiegabile controsenso. Come se governare una città, la sua immagine e disegnare le molteplici opportunità in essa contenute, possa avvenire a scompartimenti stagni. Non un sistema di offerta integrato, quindi, non sinergie pubbliche e private, orientate nella stessa direzione, ma lo scontro autoreferenziale di personalità e, persino, di obiettivi. Appunto, una visione asfittica e provinciale.

Quanto questo confligga con il buon senso, senza scomodare il marketing territoriale, lo lasciamo valutare ai cittadini. Intanto, ci piace pensare che il Sindaco Tommaso Minervini vorrà rimuovere le ombre vivaci che hanno coperto l’immagine della nostra città in questo ultimo anno. Ché fare marketing territoriale non è organizzare una festa di paese”.

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