La storia

Ricomincio dal gol: Bruno Sallustio e la sua domenica speciale

Assieme all’altro molfettese Cataldo, guida il Don Uva Bisceglie al successo

Calcio
Molfetta lunedì 01 ottobre 2018
di Luigi Caputi
Bruno e Marco Sallustio
Bruno e Marco Sallustio © n.c.

Dopo un’attesa matta e disperatissima, la liberazione. Bruno Sallustio è tornato, ha ritrovato una rete che gli mancava da circa un anno e ha trascinato al secondo successo stagionale il Don Uva Bisceglie.

Uno dei maggiori e più cristallini, rari talenti prodotti dall’arido (calcisticamente parlando) suolo molfettese negli ultimi trent’anni, può finalmente mettersi alle spalle due annate da incubo. Come accadeva in tempi quasi dimenticati fino a ieri: fuga elegante, progressione inarrestabile palla al piede, destro fulminante a trafiggere un non irreprensibile portiere del Bitetto.

Sallustio non ha solo battuto l’ennesimo estremo difensore avversario; ha abbattuto, ancor di più, i fantasmi del recente passato. Un doppio infortunio ha precluso il campo all’attaccante ventiseienne quasi ininterrottamente negli ultimi due anni: rottura di menisco e crociato; poi, nella passata stagione, provvisorio e illusorio rientro; quindi nuova ricaduta al menisco e obbligo di sottoporsi a una dura operazione e a una lunga riabilitazione.

La parte piacevole di questa travagliata vicenda è stata incisa negli ultimi mesi e perfezionata ieri. La speranza, la sensazione, la certezza è che il gol contro il Bitetto non rappresenti soltanto unlieto fine, bensì il sigillo e suggello del nuovo grande inizio.

“Non posso negarlo- ha ammesso il giocatore del Don Uva ai nostri microfoni- il gol di oggi mi ha fatto esplodere di gioia. Ciò che mi rende felice, oltre al fatto di essere tornato a segnare, è che la condizione fisica stia gradualmente ridivenendo quella ottimale. Mi sento bene, psicologicamente e atleticamente, e il gol giunto contro il Bitetto è il logico e naturale frutto di un lavoro che ho compiuto su me stesso, del lavoro che su di me ha fatto lo staff, del sostegno dei miei nuovi compagni. Ringrazio il mister Carlucci, il preparatore Tridente, e tutti coloro che mi stanno consentendo di risalire la china dopo le difficoltà degli ultimi campionati. Certo, devo ancora perdere qualche chilo e riacquisire tonicità ed esplosività, ma sono ad un ottimo punto”.

La rete siglata da Sallustio ieri ha sbloccato il risultato a favore della compagine allenata da Carlucci, ed è stata poi completata dal raddoppio di Cataldo. I due gol, di matrice molfettese, sono valsi il 2-0 finale, la seconda vittoria alla quarta giornata del campionato di Promozione per una neopromossa. Siffatto bottino può far ben sperare in prospettiva salvezza, nella direzione del dichiarato obiettivo biscegliese. L’attaccante ex Molfetta Sportiva è stato l’unico vero ingaggio estivo di una squadra che per il resto si è mantenuta pressoché immutata rispetto al trionfo in Prima Categoria.

In realtà, più che di un acquisto, si è trattato del consolidamento di un caloroso abbraccio. Il gruppo gialloblù aveva accolto il centravanti già nella parte finale della passata stagione. “A tre mesi dal termine dello scorso campionato- ha rivelato il protagonista della domenica- firmai per il Don Uva. Nonostante fossi piuttosto lontano dalla forma migliore e dalla possibilità di giocare, Carlucci mi volle ad ogni costo e insistette per farmi tornare sul terreno di gioco entro il termine del campionato. In effetti, nella penultima giornata, il mister mi fece entrare a partita in corso. L’esperienza del Don Uva è stata positiva sin dall’inizio: del resto tutto è stato reso più facile dalla mia consapevolezza di entrare in una famiglia e non in una semplice squadra di calcio”.

E in effetti, al di là della consumata retorica e in senso propriamente genetico, si sta avverando una piccola grande favola calcistico-famigliare: i due fratelli Sallustio, il minore e il maggiore, il più e il meno talentuoso, si ritrovano a giocare nella medesima squadra per la prima volta nella loro carriera. “Finalmente si realizza il suo sogno- ha detto, ridendo, Bruno, riferendosi a Marco- A parte gli scherzi, sono davvero felice di giocare con lui: siamo sempre stati molto legati, e, anche non giocando mai prima d’ora in una stessa compagine, ci siamo sempre seguiti e sostenuti a vicenda. A Bisceglie poi trovo al mio fianco tante altre bellissime persone. Ci sono i presupposti umani per remare nella medesima direzione e approdare nel nostro porto, che dovrà essere la permanenza in categoria. Solo in seguito ci sarà tempo e spazio per i sogni, individuali e di gruppo, per ciò che esula dall’intento minimo comune”.

Sallustio ha un credito con il destino beffardo che lo ha dotato di un dono calcisticobrillante ma fragile. Non recrimina né si vanta, pur avendone motivo. Piuttosto lavora e suda, riflette e parla saggiamente. La sua classe, la sua nobiltà tecnica in un campionato come la Promozione, sono accompagnate da umiltà, modestia ed estrema generosità. Alla base della magia del ritorno, della poesia della rinascita, c’è la prosa della fatica e della sofferenza.

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