Abbiamo subito capito quale fosse la nostra forza più grande, il gruppo", le parole del fantasista molfettese

Marco Vitale: "Un sogno vincere nella mia Molfetta"

L'unico molfettese del Molfetta Calcio racconta sogni, ambizioni e i segreti di un'annata magnifica

Calcio
Molfetta mercoledì 01 luglio 2020
di Angelo Ciocia
Marco Vitale
Marco Vitale © n.c.

Nemo propheta in patria? A giudicare dalla storia dei calciatori molfettesi, apprezzati più fuori dalle mura locali che al Paolo Poli, la locuzione latina sembrerebbe essere più che veritiera. E il Molfetta Calcio non è l’eccezione che conferma regola. Lo è Marco Vitale, numero dieci delle stagioni più opache della Molfetta calcistica, splendido gregario nella cavalcata trionfale della stagione che ha regalato la Serie D a Molfetta.

Unico molfettese tra i calciatori in rosa a disposizione di Renato Bartoli, falcidiato dagli infortuni, l’ex baby prodigio della Primavera del Siena, giovanissimo esordiente in Eccellenza con le maglie di Monopoli e Bisceglie, ha assaporato la D a Trani, Monopoli e Martina, vincendo con i tarantini la quarta serie nazionale. Ventisette anni appena compiuto, Marco Vitale è l’idolo della gradinata molfettese.

“Per me giocatore questa vittoria ha un valore molto importante. Tutti gli sforzi, i dolori passati e i sacrifici fatti da anni sono stati ripagati. È qualcosa di meraviglioso – le parole del fantasista molfettese - Per me tifoso molfettese è una gioia immensa. La cosa più bella è sapere di aver fatto gioire sia gli amici, che sono tifosi che ci hanno sempre seguito, sia una città intera. Aver fatto parte di questo gruppo di uomini che ha scritto la storia della mia città mi può fare solo onore”

Dalla gradinata del vecchio Paolo Poli come tifoso con la sciarpa in mano alle vittorie nel nuovo Paolo Poli. E il punto esclamativo sul match che, a detta dello spogliatoio molfettese, ha regalato un pezzetto di Serie D. San Pietro in Lama, i locali del Deghi sorprendono la corazzata Molfetta: 2-0 per i salentini, il Corato vince ad Altamura e il controsorpasso è ad un passo.

“Rientravo dall’infortunio che mi aveva tenuto fuori un mese e mezzo, perdevamo 2-0. Deghi è stato il momento più importante della nostra stagione – ricorda Marco Vitale, decisivo in quella occasione – Ero in panchina, il mister mi butta dentro la mischia. Accorcio le distanze, do inizio alla remuntada. È stato il momento più importante della stagione per la squadra ma anche per me: ho fatto capire all’allenatore e ai miei compagni che io c’ero per dare una mano alla causa, che ero a disposizione del mister e delle esigenze della squadra durante il finale di campionato”.

Esigenze di squadra prima delle esigenze personali. Sia per chi era in campo, sia per chi sedeva in panchina. Questo il segreto di un gruppo che ha dominato in lungo e in largo la Puglia calcistica. “Abbiamo subito capito quale fosse la nostra forza più grande, il gruppo. Avevamo consapevolezza dei nostri mezzi e sapevamo di essere forti. Questo, però, deve essere accostato ad un lavoro quotidiano curato nei minimi dettagli che ha dato, alla fine, i frutti sperati. Abbiamo lavorato tutti sodo, a partire dal magazziniere fino allo staff e all’ultimo giocatore. È stata la vittoria di un gruppo straordinario”, le parole di Marco Vitale.

La vittoria di uno straordinario gruppo che proietta Molfetta in Serie D. Una categoria che Vitale ha assaporato da giovanissimo prima di legarsi visceralmente alla Molfetta calcistica negli anni difficili, prima alla Libertas, poi alla Molfetta Sportiva, infine al Molfetta Calcio. “Se continuerà il mio percorso a Molfetta ad oggi non lo so. Non ho ancora avuto modo di parlare né con il mister, né con la società”, chiosa Marco Vitale.

“Bisogna sempre aspirare al meglio. Io vedo la stagione passata come una nuova partenza per far sempre meglio, con come un punto di arrivo. Chiaramente è bello ricordare il passato ma bisogna sempre guardare avanti verso quello che verrà perché come dico sempre, il meglio deve ancora venire”.

E se il meglio deve ancora venire, cosa può sognare un molfettese purosangue, se non un gol al Paolo Poli in Serie D, dinanzi ai suoi amici che gridano a squarciagola il suo nome. Il biancorosso come una seconda pelle, il sogno della Serie D a casa sua tra la sua gente. La consapevolezza che quel gol a San Pietro in Lama è stato molto più che l’avvio di una rimonta. La quarta serie nazionale del Molfetta Calcio porta anche la firma indelebile di Marco Vitale, giocatore faro degli anni bui molfettesi.

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