Molfetta - giovedì 17 marzo 2016 Politica

Il riferimento è alla seduta consigliare di lunedì

Dep sulla questione ospedale: “Chi ha rotto con la maggioranza, rischia grave responsabilità”

Il comunicato del movimento "Democrazia è Partecipazione"

Consiglio Comunale di Molfetta
Consiglio Comunale di Molfetta © Studio360
di La redazione

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa di Democrazia è Partecipazione a proposito del riordino ospedaliero.

La seduta del Consiglio comunale tenutasi lunedì 14 marzo ha esaminato tre diverse ordini del giorno riguardanti il piano di riordino della rete ospedaliera regionale.

Pur rammaricati per non essere riusciti a convergere su un unico documento condiviso da tutte le forze politiche presenti in Consiglio, i consiglieri comunali del movimento ‘Democrazia è Partecipazione’, Davide De Candia e Damiano Angeletti, hanno sostenuto e votato l’ ordine del giorno presentato dal consigliere di “Signora Molfetta, Onofrio Pappagallo, e dal sindaco, Paola Natalicchio, con il quale veniva criticato duramente l’immotivato ridimensionamento dell’ospedale di Molfetta, con la soppressione dei reparti di urologia, di cardiologia e dell’ambulatorio di pediatria, come pure del vicino ospedale di Corato con la soppressione del reparto di ginecologia e di quello di pediatria.

Tale posizione è motivata non da considerazioni di puro campanilismo ma dal fatto che il vasto comprensorio del nord barese viene privato di servizi sanitari indispensabili senza alcuna specifica analisi dei bisogni sanitari del territorio, senza alcuna considerazione dell’alto livello del servizio erogato dai reparti soppressi e violando il rapporto standard minimo tra numero dei posti letto e residenti.

Il Piano inoltre manifesta tutta la sua irrazionalità ridimensionando cosi drasticamente l’ospedale di Molfetta da 101 a 76 posti letto nonostante l’ampiezza della struttura, mentre aumenta notevolmente i posti letto dell’ospedale di Bisceglie fino a 174, nonostante  la struttura non sia a ciò adeguata.

Dei 12 ospedali di base previsti nella regione, solo tre strutture perdono i reparti di cardiologia e tra questi c’è Molfetta.
Inoltre mentre gli stessi ospedali di base hanno un numero di posti letto compreso tra 134 e 174 (vedi ospedale di Bisceglie), il nostro presidio si attesta, come già detto, su sole 76 unità. 

Questo è il risultato di una politica sanitaria attenta soltanto a considerazioni di carattere contabile che ignora la necessità di consultazione delle popolazioni e del personale sanitario e che così, inevitabilmente, cede solo a logiche clientelari, politicistiche e notabilari del tutto avulse dalla necessità di tutelare il diritto alla salute garantito dalla Costituzione.

Tale consapevolezza critica del movimento Dep non poteva condurre ad una semplice astensione dell’irricevibile ordine del giorno presentato dai consiglieri del Partito Democratico, e poi votato con larga parte della opposizione, il quale sosteneva che il piano di riordino costituisse una scelta obbligata dalle ristrettezze finanziarie e che il ridimensionamento dell’ospedale dovesse essere addebitato a  scelte della precedente amministrazione regionale guidata da Nichi Vendola.

Di fronte a tale grave mistificazione della realtà non ci poteva essere altra scelta se non quella di abbandonare l’aula, onde scongiurare l’inevitabile voto contrario all’ordine del giorno del Pd che avrebbe sancito una profonda lacerazione della maggioranza.

Di fronte a molte e strumentali amnesie, ben strane se è vero che ben tre assessori regionali alla salute negli anni del governo Vendola sono stati espressione del Pd (Tedesco, Gentile e Pentassuglia),  è tempo di ristabilire alcune verità sulla recente storia dell’ospedale di Molfetta, letteralmente raso al suolo dalla giunta Fitto del 2002 con la chiusura di nefrologia, ginecologia-ostetricia, pediatria e servizio di endoscopia digestiva, e con il trasferimento presso l’ospedale di Bisceglie dei reparti di urologia, chirurgia e ortopedia, progetto poi non attuato esclusivamente per mancanza di spazio presso quel nosocomio.

Con il governo regionale di Nichi Vendola e con l’attivo apporto del nostro concittadino assessore Guglielmo Minervini l’ospedale della nostra città ha vissuto una stagione di vero e proprio rilancio: fu riaperto il reparto di nefrologia, ricostituiti i reparti di chirurgia e ortopedia, l’urologia assegnata definitivamente a Molfetta e istituita la cardiologia-utic. Solo nel 2012 i sei posti letto di nefrologia furono aggregati al reparto di medicina.

Riteniamo necessario, su un argomento così importante e delicato, ripristinare elementi di verità come presupposto indispensabile per ristabilire corretti rapporti politici tra le forze di maggioranza del centrosinistra.

Il movimento Dep intende quindi continuare a battersi insieme alla cittadinanza molfettese, agli operatori del nostro ospedale e a tutte le forze politiche e sociali che hanno a cuore i bisogni della nostra comunità per ottenere la sostanziale modifica del piano regionale di riordino sanitario in modo tale che il nuovo assetto sia corrispondente al bisogno di salute della cittadinanza.

Dinnanzi a questo obiettivo non ha alcun senso dividersi, e chi per ragioni di opportunismo politico ha scelto di rompere il fronte della maggioranza, rischia di portare su di sé una gravissima responsabilità di fronte alla città.

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