Il vescovo traccia le linee di impegno per questo anno che ci prepara al Sinodo sui giovani, indetto da Papa Francesco

"Annunciare la gioia del Vangelo ai giovani"

Seconda lettera pastorale di Mons. Domenico Cornacchia alla diocesi

Attualità
Molfetta venerdì 13 ottobre 2017
di La Redazione
Il vescovo, Monsignor Domenico Cornacchia
Il vescovo, Monsignor Domenico Cornacchia © molfettalive.it

É stata pubblicata la seconda lettera pastorale del vescovo Domenico Cornacchia alla diocesi di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, che ha per titolo “Annunciare la gioia del vangelo ai giovani”, in continuità con la prima "Annunciare la gioia del Vangelo in famiglia".

In essa il vescovo traccia le linee di impegno per questo anno che ci prepara al Sinodo sui giovani, indetto da Papa Francesco.

Essa si compone di 17 paragrafi, in cui si inquadra il mondo e i mondi giovanili e il coinvolgimento dei giovani nella pastorale; si richiamano i luoghi e i modi dell'educazione dei giovani, quindi si indicano alcune scelte da compiere nella prassi, da parrocchie, associazioni e movimenti, nonché gli appuntamenti forti fissati in questo anno dal Sevizio diocesano di Pastorale giovanile, con una peculiare attenzione al discernimento vocazionale. Il documento si completa con la relazione inviata alla Segreteria generale del Sinodo in seguito all'indagine diocesana fatta in estate, a partire dalle domande del documento preparatorio.

«Con grande capacità analitica ed empatica, il vescovo riconosce da subito due rischi: il primo è che il periodo della gioventù possa essere troppo ristretto o allargato (è, invece, una fase della vita ben precisa, in cui ci si allena a fare scelte consistenti per approdare all’età della piena maturità); il secondo è che i giovani vengano considerati solo destinatari dell’opera di evangelizzazione della Chiesa.
L’obiettivo della lettera pastorale, utile a tutti i responsabili della formazione dei giovani (siano essi dentro e fuori le parrocchie, in contesti laici, in spazi fisici o virtuali), è esortare all’incontro con Gesù, inesauribile fonte di gioia.

Risulta efficace l’icona scelta per accompagnare questo testo: il giovane discepolo amato da Gesù, Giovanni, già proposto nel documento preparatorio al Sinodo e caro anche a don Tonino Bello, vero e proprio modello pastorale, del quale la diocesi si prepara a celebrare il 25° della morte (20 aprile 2018); ad esso la lettera dedica un importante paragrafo.
Come Giovanni, ogni giovane dovrebbe essere accompagnato a fare esperienza di un amore più grande, per essere capace di slanci significativi e scelte solide. Se l’odierna società porta a vivere come continui erranti, alla Chiesa (custode della Verità) spetta il compito di generare nei giovani fiducia prima verso la vita e di conseguenza verso il futuro.

Consapevole che internet abbia stravolto il modo di comunicare, interfacciarsi, stringere e mantenere relazioni, Mons. Cornacchia sottolinea la necessità di riattivare i rapporti interpersonali nelle famiglie e nei luoghi di incontro. L’inconsistenza della vita virtuale, spesso usata come rifugio per inseguire felicità e benessere illusori, finisce per riversarsi in quella reale, fatta anche di fatiche, ostacoli, difficoltà e delusioni che, tuttavia, irrobustiscono sogni e progetti di vita. Per fare scelte importanti, perciò, è decisivo collegare mente e cuore, ragione e sentimenti, per stabilire ciò che rende felice e ciò che ostacola il pieno raggiungimento della maturità.

Siamo nomadi per vocazione, scrive Mons. Cornacchia, definendo il cammino come l’immagine propria del cristiano. Bisogna insegnare ai giovani a mettersi in ricerca, andare avanti, non stancarsi, ma soprattutto far capire che aver fede significa mettersi nelle mani di Dio e non collezionare esperienze, anche diverse e dissociate tra loro.
Forse il disagio peggiore di questi tempi è l’imbattersi continuo in esperienze sempre nuove e sempre varie che, messe insieme, non aiutano a ricomporre il disegno pensato per ciascuno, ma rappresentano scarabocchi esistenziali difficili da interpretare, di cui però si finisce per accontentarsi, perché di meglio non c’è.

L’esortazione più bella che Mons. Cornacchia rivolge in questa lettera pastorale è stare accanto ai giovani, accompagnarli a riscoprire anzitutto i benefici del silenzio per leggersi all’interno di un progetto nel quale agisce lo Spirito Santo. Solo così è possibile offrire a questi “ricercatori di senso” testimoni autentici e credibili e supportarli per un discernimento spirituale e vocazionale, per far loro comprendere la direzione della vita. È questo un processo dinamico e delicato, che richiede pazienza, tempo e affidamento. L’accompagnamento è, come dice il nostro Vescovo, un’arte.» (dalla presentazione di Susanna M.de Candia su Luce e Vita dell'8/10/2017).

La lettera è disponibile nelle parrocchie o presso la redazione di Luce e Vita.

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