Il racconto della vita del musicista

A Molfetta va in scena la leggenda di Paganini dannatamente innamorato

Giovedì lo spettacolo all'Anfiteatro di Ponente con Paolo Sassanelli

Cultura
Molfetta sabato 11 agosto 2018
di Domenico de Stena
Paolo Sassanelli racconta Paganini
Paolo Sassanelli racconta Paganini © n.c.

Serata ‘dannata’ quella di giovedì 9 agosto all'Anfiteatro di Ponente di Molfetta. Il violino di Davide Alogna, la chitarra di Giulio Tampalini, la voce narrante dell’attore Paolo Sassanelli hanno dato letteralmente “vita” all’estro del celebre Niccolò Paganini, chitarrista e violinista italiano vissuto nelle migliori corti reali d’Italia e d’Europa, attraverso un emozionante melologo che ha evocato il violinista facendo compiere al pubblico un salto indietro nel tempo e consentendo di “vedere” Paganini nelle sue diverse vicissitudini. Un’evocazione riuscita alla simbiosi perfetta fra narratore e testi, fra le corde tese di chitarra e di violino pizzicate dai due artisti.

L’evento è stato realizzato dalla compagnia teatrale molfettese del “Carro dei Comici” la quale ha dato forma alla prima edizione della rassegna “Molfetta in prosa” e quello su Paganini è il primo dei due spettacoli in calendario. Grazie all’amministrazione comunale la stessa rassegna è inserita nel circuito degli eventi estivi culturali della città, denominato proprio “Eventi Molfetta”. Questi appuntamenti rappresentano –come ha detto in chiusura di serata l’Assessore alla Cultura Sara Allegretta- una vera e propria scommessa vinta vista la partecipazione del pubblico, la varietà di generi che abbiamo voluto inserire nel calendario e la volontà precisa di questa città di rinascere culturalmente.

È un Paganini che per tutta la sua vita si è alternato fra malattia e musica; un artista così celebre e così apprezzato dal mondo musicale e culturale dell’epoca. Un Paganini che combatte le sue malattie dell’anima, oltre che quella fisica: anima ‘dannata’ la sua, visto il rapporto travagliato con le donne. Basti pensare a quello con Antonia Bianchi dalla quale avrà il suo unico figlio Achille, quest’ultimo l’unico amore vero della sua esistenza; o all’amore puramente erotico verso Elisa Bonaparte, sorella del ben più famoso imperatore Napoleone, un amore che Paganini sogna essere trionfale come le conquiste del fratello della sua amata. Ma che non verrà mai contraccambiato visto che, come ha narrato Sassanelli “le donne amano il talento prima che l’aspetto fisico”.

E’ un Paganini che acquisterà molte case nella sua vita, ma in realtà non ne avrà mai una fissa essendo sempre ospite nelle corti. Un artista che lotterà sempre anche con questa sua musica definita dannata –anche il violino era considerato uno strumento del diavolo- che non gli consentirà nemmeno da morto di essere sepolto ma imbalsamato e trasportato per diversi cimiteri sino ad arrivare a quello di Parma, città dalla quale è partita la sua carriera.

È un Paganini che non ripete. La famosa frase rivolta a Carlo Felice di Savoia era motivata dal fatto che lo stesso violinista amava improvvisare compiendo spesso salti melodici di diverse ottave; tuttavia la frase gli costò l’esecuzione di altri concerti.

Un Paganini che seppur insignito da Leone XII dello Speron d’Oro, il massimo riconoscimento dato da un Papa ad un laico insomma, diviene leggendario e viene ancora oggi evocato –nonché studiato accuratamente nei conservatori- a quasi centottanta anni dalla sua morte. Una morte certo fisica, ma di certo non artistica.

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