di Rosanna Buzzerio
Sarà presentato sabato 6 febbraio alle ore 18.30 nell’Associazione Federico II Eventi di Bari (via Latilla n. 13) per il ciclo “incontri con l’autore” a cura di Elisa Robino, il libro “La mia bonifica” di Giovanni Lafirenze - ed. Florestano, Bari, (recupero ordigni bellici in Italia).
Interverranno: Angela Milella, giornalista e i molfettesi Michele Spadavecchia, presidente dell’associazione Eredi della storia, e Matteo d’Ingeo, coordinatore del Liberatorio Politico.
Giovanni Lafirenze è un esperto nel recupero degli ordigni bellici sia in terra sia in mare, il suo libro “La mia bonifica” era già presentato a Molfetta presso il Centro culturale auditorium, in quella occasione l’autore raccontava con queste parole la sua bonifica: «la mia mente torna sempre agli inizi, ai miei primi lavori di bonifica, e il mio pensiero si isola e mi riporta ad una piacevole sensazione che provavo spesso, lì, sui campi da bonificare, in mezzo ai miei colleghi: la sensazione di sentirmi, io, l’attore protagonista di tutto quell’affaccendarsi per salvare, dai pericoli nascosti, la vita di tanti uomini, donne e bambini inconsapevoli e innocenti».
Con l’autore abbiamo cercato di fare il punto della situazione molfettese.
Il costruendo porto ha richiamato in auge gli ordigni bellici presenti nei nostri fondali, da esperto reputa che si riuscirà mai a bonificare completamente la zona costiera molfettese?
«Non conosco i particolari, ma tento una risposta: l'area destinata ai lavori di bonifica preventiva indicata nel progetto della nuova struttura portuale sicuramente sarà completamente bonificata, naturalmente queste operazioni devono confrontarsi e superare quotidiane difficoltà del tipo tecnico, atmosferico, ambientale, e non solo. La bonifica della costiera molfettese sarà (nel tempo) operazione molto complessa, ma dalle notizie già pubblicate, si evince che molto in questi anni è stato fatto».
E’ più difficile bonificare in mare o sulla terra ferma?
«La bonifica bellica deve seguire comportamenti obbligatori, vale a dire: “ricerca di superficie”, “indagine profonda” e “scavi per mettere in luce il residuato bellico”, queste fasi compiute sulla terra ferma, comportano determinati impegni professionali, tecnici e quantoaltro. In mare le procedure anche se identiche, subiscono rallentamenti tecnici, notevolmente amplificati».
Dopo tanti anni di permanenza nei nostri mari gli involucri potrebbero rompersi quali sarebbero le conseguenze per l’ecosistema e per i bagnanti, tenuto presente che torre Gavetone è una delle spiagge più frequentate dai molfettesi…
«In verità non è un segreto per nessuno la titanica presenza di residuati bellici presenti nell’area di Torre Gavetone e non serve chiamare in causa sempre l’iprite (aggressivo chimico vescicante e persistente), qualsiasi tipo di caricamento rappresenta una poderosa spada di Damocle per l’ambiente marino e non solo, ogni miscela esplosiva è in grado di rilasciare le proprie sostanze velenose. Ma comprendo che il problema Yprite assume una priorità assoluta. Questo gas nasce nel corso della Prima Guerra Mondiale è un vescicante soffocante, produce vesciche interne ed esterne, forti e complesse congiuntiviti, difficoltà respiratorie e calo della pressione sanguigna».
Il ritrovamento di un bossolo, piuttosto che di un proiettile, comportano pericolo per i bagnanti? Cosa occorre fare?
«Il sub che ritiene di individuare un bossolo o una granata non deve assolutamente incuriosirsi, ma segnalare la presenza dell’oggetto alla Capitaneria di Molfetta».
Quale è la “biografia di una bomba”, ma più in generale degli ordigni bellici presenti sulle coste molfettesi?
«Forse c’è di tutto: spezzoni incendiari e dirompenti, casse di munizioni, mine, cariche di lancio, spolette in genere, granate grosso, medio e piccolo calibro, ecc. Per approfondimenti consiglio la visione del dvd “Red Cod” curato dall'ex Icram».