Giacomo Pisani: 21 anni e una vita dedita al giornalismo

Già direttore delle riviste “Generazione Zero Sicilia” e "Terre Libere"

Cultura
Molfetta martedì 26 aprile 2011
di Daniele Pio Caldarola
© n.c.

Spesso si sente parlare di cervelli in fuga. È un tema delicato che riguarda molti dei nostri cervelli ma bisogna anche considerare che tanti di questi cervelli restano in “patria”, dando valore al nostro territorio proprio perché pronti a vivere la loro esperienza intellettuale in un contesto che molti ritengono inadatto, senza “fuggire”. Abbiamo intervistato il nostro giovanissimo concittadino Giacomo Pisani, che a soli 21 anni è già giornalista pubblicista a tempo pieno e direttore responsabile di due riviste, una molfettese ed una siciliana. Una delle eccellenze, di cui la nostra Molfetta non è carente, da scoprire e valorizzare.

Giacomo, di cosa ti occupi nella vita?
«Innanzitutto vi ringrazio per l’attenzione che dimostrate nei miei confronti; spesso il timore più grande è quello di dire e fare cose che alla gente non interessano, ma il fatto di stimolare, anche per un solo momento, un minimo di riflessione o qualche domanda “interessata”, costituisce un riconoscimento importante. Perché è sempre stato questo uno dei miei propositi fondamentali: quello di demolire le facili certezze, di accendere la scintilla del ragionamento per riportare ogni sicurezza al suo fondamento esistenziale, alla sua essenza umana, alla sua fragilità. È un lavoro che coinvolge ovviamente anche me stesso, nel mio mettermi in gioco in tutto ciò che faccio.

Sono diventato Giornalista Pubblicista nel 2009, dopo aver collaborato con la rivista locale “Quindici”, che ha costituito per me – e costituisce tuttora – un luogo di confronto e di “costruzione” importante. Studio Filosofia all’Università di Bari e dallo scorso anno dirigo la rivista di approfondimento culturale “Terre Libere”, a cui collaborano molti intellettuali molfettesi e non solo, come Marino Centrone, Vito Copertino, Rossana de Gennaro, Massimiliano di Modugno, Davide de Palma, Pasko Simone, Francesco de Ceglia, Onofrio Romano, Nino Mastropierro, Ciccio Mancini, Enrico Mastropierro, Annalisa Gadaleta e altri.

Insieme abbiamo deciso di provare a costruire una nuova narrazione che, oggi che le grandi narrazioni sembrano essere scomparse, provasse a dare un senso alla frammentarietà dell’esistenza individuale e all’isolamento in cui essa sembra essere ricaduta, che la allontana sempre più dalla sua dimensione sociale e collettiva, per rinchiuderla in una corsa a ciò che è utile qui e ora. In tale esistenza viene meno ogni progetto, ogni interesse autentico nei confronti del mondo, degli altri e persino di noi stessi, in quanto i bisogni stringenti che l’attuale situazione economica e lavorativa genera, sembrano imporre un adeguamento strutturale a categorie astratte eppur essenziali, al di fuori delle quali si resta esclusi dal modo di vivere comune, dominante.
L’idea di narrazione è alla base anche di una nuova rivista, che da poco dirigo, “Generazione Zero Sicilia” e del volume “La conoscenza in una società libera”».

Spiegaci quindi un po’ la storia di “Generazione Zero Sicilia” e del bando comunitario “Gioventù in azione” che il progetto ha vinto.
«L’idea di partecipare al bando indetto dall’Unione Europea è stata di un mio caro amico di Ragusa, Giulio Pitroso, al quale sono grato per la fiducia dimostrata nei miei confronti, visto che mi ha proposto di partecipare al progetto come direttore della rivista, che porta appunto il nome di “Generazione Zero Sicilia”.

È da qualche anno che mi sento particolarmente legato alla Sicilia, visto che già nel 2009 e nel 2010 ho collaborato con la rivista didattica “l’Arcobaleno”, distribuita in alcune scuole superiori siciliane, in particolare catanesi. Di Giulio è stata l’idea di dare voce in Sicilia alla nostra generazione, quella a cui vogliono sottrarre il futuro, a cui vogliono togliere le condizioni per farsi delle idee su ciò che ci accade intorno, per riflettere e maturare un proprio punto di vista, sempre critico e mai banale, ma che da queste condizioni deve ripartire per costruire una nuova storia.

Una storia che rigetti ogni presunzione di verità, ogni potere costruito sulle cose, sulle ricchezze materiali e che faccia dell’essenziale il proprio genuino fondamento. L’essenziale, ovviamente, siamo noi stessi, con le nostre passioni, i nostri interessi, le nostre capacità, i nostri sentimenti».

Di cosa si occupa esattamente questo nuovo giornale?
«Le tematiche fondamentali della rivista, che trovate online, sono la legalità, la Ue, l’intercultura e la partecipazione alla vita civile. Il primo numero è già uscito da qualche giorno. In esso ho approfondito il nostro rapporto con gli stranieri e in generale con la diversità, riflettendo sul fatto che generalmente essa è oggetto al massimo di curiosità, ma mai di interesse genuino: interessandoci all’altro la nostra stessa costituzione verrebbe messa in gioco, i nostri modi di vedere il mondo, le nostre modalità di esistenza. L’intero numero è molto interessante, vi consiglio di consultarlo».

Tu sei già il Direttore responsabile della rivista di approfondimento politico-culturale “Terre Libere”: tutte queste attività sono facilmente conciliabili tra loro? E quanto sacrificio c’è dietro tante soddisfazioni?
«È fondamentale il lavoro dei gruppi che ruotano attorno ai due progetti, senza dei quali le riviste non avrebbero alcun senso, né la possibilità materiale di continuare a vivere e a dire qualcosa. Per quanto mi riguarda, cerco di dare il mio contributo al meglio, animandole della passione che nutro per la scrittura e per la riflessione critica».

Da pochi giorni sei stato in Sicilia per presentare questa nuova rivista, vero?
«L’abbiamo presentata mercoledì 20 aprile a Ragusa. Cercheremo di avviare questa nuova narrazione raccogliendo la voce di chi ha voglia di confrontarsi e di far rivivere la propria storia in un’ottica di relazione fra le differenze e di ricerca di un nuovo percorso. Proveremo ad iniziare una lettura condivisa della situazione che i giovani oggi vivono, cercando di cogliere ogni spunto che possa valorizzare gli interessi di ciascuno, in una rivista che dica l’universo delle nuove generazioni, che sia un pezzo di mondo in cui potersi scoprire, ritrovare e crescere insieme».

Che effetto fa a soli 21 anni essere già giornalista, direttore di due riviste, autore di un saggio pubblicato su un libro di filosofia della scienza e con una strada verso il mondo della filosofia molto ben promettente?
«In realtà il futuro nel mondo della ricerca sembra avere tratti molto foschi, viste le sferzate inferte alla cultura, all’istruzione e alla ricerca pubblica. La pubblicazione del volume “La conoscenza in una società libera”, di cui sono co-autore insieme a Marino Centrone, Vito Copertino, Rossana de Gennaro e Massimiliano di Modugno e che di recente è stato presentato dal filosofo Gianni Vattimo, è stata sicuramente una grande soddisfazione, in quanto mi ha permesso di divulgare alcune delle ricerche che ho condotto negli ultimi tempi. I temi del volume, che fa parte della collana “I problemi della scienza”, sono stati oggetto di discussione in un seminario condotto da un gruppo di ricercatori nei Giardini di Avalon a Molfetta, a cui sono molto grato per la ricchezza del confronto e per aver dato spazio alla mia elaborazione.

Nel mio saggio, dal titolo “La scienza nell’età della tecnica”, mi occupo dell’alienazione nella scienza contemporanea, prendendo le mosse dalla teoria dell’alienazione in Marx, con degli spunti tratti da Gehlen, Heidegger, Kuhn, Ziman, Honneth. Al termine della mia analisi, giungo ad ipotizzare che possa essere proprio l’improduttività del sistema scientifico contemporaneo a produrre l’insufficienza del metodo di ricerca attuale. Bisognerebbe riportare il codice del reale alle dipendenze della designazione operata dalle inclinazioni individuali, per ricondurre la scienza e il lavoro a misura di persona, per una scienza che consideri ogni angolo del reale come un pezzo di identità da ricercare».


In cosa ti vedrà impegnato il futuro?
«Valorizzare “Terre libere” è una prerogativa essenziale, e spero di poter contribuire al meglio anche allo sviluppo della nuova rivista siciliana. Il prossimo mese uscirà un nuovo numero di “Terre libere” sul tema “Noi e l’Africa”, di estrema attualità. Per quanto riguarda la filosofia, sto approfondendo lo studio di M. Heidegger, questo gigante del pensiero del ‘900, alcuni aspetti del quale mi affascinano da parecchio tempo.

Mi piacerebbe divulgare al più presto alcune riflessioni in proposito. Per il resto, spero che attorno a “Terre libere” possa nascere una riflessione condivisa, che porti la gente a confrontarsi su problemi determinanti come la conoscenza, il rapporto con la diversità, il lavoro, l’ambiente, per mettere insieme i tasselli di una nuova narrazione di cui protagonista sia ciascuno di noi».


Daniele Pio Caldarola

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I commenti degli utenti
  • billi ha scritto il 27 aprile 2011 alle 07:27 :

    Finalmente un volto nuovo a Molfetta, un giovane intellettuale che esprime le sue idee senza alcun interesse economico spinto solo dal suo desiderio di esprimere liberamente il suo pensiero. Bravo Giacomo, continua così e non fermarti alla prima difficoltà che incontri,Molfetta ha bisogno di volti nuovi e soprattutto giovani. Rispondi a billi