Bombe, il Liberatorio: «Notizie ufficiali poco chiare. Verificare l'operato del sindaco»

Esposto in procura del coordinatore del movimento civico, Matteo d'Ingeo

Politica
Molfetta venerdì 15 luglio 2011
di La Redazione
© Ispra

Torna a farsi sentire la voce della politica sulla bonifica del nostro mare dai residuati bellici del secondo conflitto mondiale.
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E, come già accaduto, prende la forma di un esposto presentato alla magistratura da Matteo d'Ingeo, portavoce del Liberatorio politico.

Chiare le parole del movimento civico: «Si sospenda la bonifica del porto fino a quando Azzollini non si assumerà la responsabilità nei confronti dei cittadini».

L'operato del primo cittadino è contestato dal Liberatorio. Lungo l'elenco di documenti e prodotti. Si parte da un altro esposto, presentato il 18 agosto 2009 a Capitaneria, Carabinieri e procura di Trani. Esposto cui più volte Azzollini era stato invitato a rispondere, ma senza esito.

Nel frattempo, la notizia del divieto di balneazione lungo il tratto di Giovinazzo di Torre Gavetone, e quella di un'altra ordinanza, stavolta a firma del Comune di Corato, sulle precauzioni riguardo al trasporto di bombe al fosforo dirette in cava per il brillamento. Ma anche di un altro documento, stavolta a firma del sindaco Antonio Azzollini, sui divieti di balneazione nella stagione estiva.

«Perchè Azzollini non ha emesso ordinanze simili a quelle dei suoi colleghi di Giovinazzo e Corato?». «Perchè nei tratti vietati alla balneazione quest'anno non compaiono la zona portuale (banchine San Domenico e Seminario e la zona retrostante la Capitaneria di Porto)?», si chiede d'Ingeo.

Ma il coordinatore del Liberatorio va oltre, e cita gli accordi - contenuti nella Legge finanziaria 448 del 2001 - che prevedono prelievi di sedimenti dei fondali marini da parte dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca Ambientale (Ispra) mirati a identificare la presenza di «composti tossici eventualmente rilasciati da residuati bellici corrosi e di contaminanti di origine antropica». E altri accordi, che stavolta coinvolgono l'Agenzia di protezione ambientale (Arpa), sempre finalizzati alla stessa ricerca.

La giunta Azzollini, ricorda il Liberatorio, nell'ottobre dello scorso anno ha approvato una delibera che ha destinato all'Arpa 36mila euro per il monitoraggio e il controllo marino. Sul tema dell'inquinamento bellico sono state anche firmate interrogazioni parlamentari, l'ultima delle quali dai senatori del Partito democratico Ferrante e Della Seta.

«Il sito predisposto dalla Regione Puglia “Risanamento Ambientale del basso Adriatico” non è più aggiornato dal 1 giugno 2010», denuncia l'esposto, che sottolinea come «tra la cittadinanza molfettese si è creato un clima di insicurezza dovuto alla mancanza di notizie ufficiali sull’andamento della bonifica, sul numero degli ordigni ritrovati e sulla loro natura e alla mancanza di notizie certe sulla balneabilità».

Da qui la richiesta di verificare se l'operato del sindaco Antonio Azzollini ed eventualmente da altri enti o soggetti «possa configurarsi in un reato amministrativo o penale», e se tutte le operazioni di bonifica si siano svolte «nel rispetto dei protocolli di specie e nel rispetto della salute pubblica e salvaguardia dell’ecosistema e soprattutto se le indagini finalizzate alla bonifica ambientale con il prelievo e il trattamento dei sedimenti previsto nel Piano di caratterizzazione e bonifica da ordigni bellici nel basso Adriatico viene svolto correttamente dall’Ispra e dall’Arpa Puglia».

La denuncia del movimento civico chiede inoltre se ci siano ordigni sui fondali marini antistanti Torre Gavetone, ed eventualmente la loro natura.

Faranno discutere le ultime due richieste, quella di «sospendere le attività di bonifica in atto nel territorio di Molfetta, nell’interesse e per la salvaguardia della sicurezza e della salute pubblica, fino a quando non si sia accertata la regolare procedura di tutte le operazioni, a mare e a terra, previsti dai protocolli di specie militari e civili e fino a quando non ci sia una corretta e trasparente informazione ai cittadini». E quella di verificare che tutte le spese deliberate dalla giunta comunale «per l’acquisto di attrezzature e strumenti di lavoro in favore del gruppo di bonifica siano regolari e se ci siano distrazioni di fondi da altri capitoli di spesa del bilancio comunale o finanziamenti statali».

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