Gli aneddoti e le curiosità sull'omonima confraternita

Confraternita e culto popolare. Molfetta e la Madonna del Carmelo

Definita protettrice dei marinai prima della Madonna dei Martiri, la Madonna del Carmelo si festeggia la domenica successiva al 16 luglio

Attualità
Molfetta lunedì 19 luglio 2021
di Giuseppe de Robertis
Madonna del Carmelo
Madonna del Carmelo © Francesco De Nicolo

Fra le tante tradizioni devozionali che segnavano l’anno liturgico a Molfetta è senz’altro da annoverarsi la grande festa che si svolgeva in onore di Maria SS. del Carmelo. Solitamente al novenario che si teneva nei giorni precedenti alla festa liturgica seguiva la cosiddetta festa esterna che prevedeva la processione del simulacro della Vergine per le vie della città la domenica successiva al 16 luglio.

Le celebrazioni e i festeggiamenti esterni erano assai rilevanti, tanto da inserire a pieno titolo la ricorrenza tra le “feste grandi” della città come quelle riservate ai Patroni e a Sant’Antonio.

Il volume “La chiesa di San Pietro e la Confraternita di Maria SS. del Carmine in Molfetta” realizzato da Gaetano del Rosso nel 2003, custodisce la memoria storica del sodalizio che si occupa di curare gli aspetti devozionali in onore della Madonna del Carmine oltre ad altre curiosità sconosciute ai più ma assai interessanti.

Non tutti sanno, infatti, che l’avvio dell’attività della Confraternita si deve a un episodio assai suggestivo ma non documentato secondo cui nel 1812 alcuni marinai intenti a rammendare le reti sul molo San Corrado udirono una voce che qualificatasi come “Stella del Mare” li invitava a perpetuare la sua devozione. I marinai, raggiungendo il vicino Duomo raccontarono l’accaduto al Parroco don Luigi Pansini che avrebbe deciso di fondare una congregazione. La Madonna del Carmine, a pieno titolo è considerata la protettrice dei marittimi, un tempo ancor di più, prima che il culto della Madonna dei Martiri, divenuta compatrona di Molfetta nel 1951, si intensificasse anche tra il ceto dei marinai.

La Confraternita, nata nel 1813 rimase nel duomo fino al 1816 quando trasferì la sua sede all’interno della chiesa di San Pietro rimasta vuota dopo il trasferimento delle monache benedettine nel convento di San Domenico.

Nel 1827 fu acquistata la statua del Verzella tutt’ora conservata e venerata dal sodalizio che sostituì un simulacro precedente qualitativamente più scadente. Quest’ultima fu poi venduta all’Arciconfraternita della Morte che la adattò a raffigurare la Veronica, recata in processione fino al 1908 il Sabato Santo.

E, a proposito di processioni della Settimana Santa, i più sono a conoscenza della devozione dei confratelli della Madonna del Carmine proprio per la Veronica, che recano a spalla nel corteo del Sabato Santo ma pochi sanno che questa non è l’unica immagine sacra che i “violetti” sono stati invitare a recare in processione nel corso degli anni. Nel 1839, infatti, essi furono chiamati a portare in spalla la statua dell’Ecce Homo, su invito dell’Arciconfraternita di Santo Stefano, in sostituzione della Confraternita di Sant’Antonio.

Nel 1928, su invito dell’Arciconfraternita della Morte, la congrega del Carmine decise di partecipare per la prima volta nella storia alla processione dell’Addolorata il Venerdì di Passione salvo poi declinare l’invito, presumibilmente per dissidi tra associati, a recare a spalla la statua di San Pietro il Sabato Santo.  Tra gli anni ’40 e ’50 il sodalizio del Carmine è stato chiamato nuovamente dall’Arciconfraternita di Santo Stefano a portare in processione uno dei Misteri e nello specifico il Cristo flagellato in sostituzione della Confraternita di Maria SS. del Buon Consiglio, attanagliata da una lunga crisi interna.

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