Due sono state le marce funebri composte

Alfredo Fiorentini: "Non lasciate che le mie marce funebri siano dimenticate"

La lettera aperta del compositore molfettese

Attualità
Molfetta venerdì 14 febbraio 2020
di La Redazione
Composizione di marce funebri. Foto di repertorio
Composizione di marce funebri. Foto di repertorio © Alfredo Fiorentini

Riceviamo e pubblichiamo la lettera aperta di Alfredo Fiorentini, compositore di alcune marce funebri.

"Sta arrivando, come ogni anno, il momento più atteso da tantissimi molfettesi; quei giorni in cui rivivere le stesse emozioni, moltiplicate ogni anno dai ricordi che riaffiorano e riempiono il cuore di piacevole nostalgia del passato.

La Settimana Santa con il suono unico delle nostre marce funebri, le nostre amate processioni, i sepolcri, tutto ripetuto ogni anno come un rito preciso e puntuale da rievocare.

Sono Alfredo Fiorentini, molfettese doc e da autodidatta, ho composto due marce funebri di cui sono particolarmente orgoglioso.

Il poema funebre “A mio padre”, che nel 1973 ho dedicato al mio caro papà Nicola, talentuoso musicista e timpanista della banda cittadina a cui devo la mia infinita passione per la musica e le tradizioni; la marcia “Una vita incompiuta”, invece, che ho composto nel 1987, è dedicata al mio caro amico di infanzia, il compianto baritono Giovanni Picca, deceduto in un tragico incidente d’auto nel 1964.

Per queste due opere ho riscontrato negli anni un grande apprezzamento da tanti amici appassionati del genere musicale, ma anche da critici severi che ne hanno ammirato, a loro dire, il raffinato linguaggio armonico-melodico, l’originalità degli intrecci di temi e controcanti, nonché la tradizionalità della struttura musicale molto cadenzata, tipica della marcia funebre molfettese.

Tuttavia, all’età di 77 anni, sento di non aver ricevuto il giusto riconoscimento dalla città che ho visto nascere e crescere in questi decenni.

“Nemo propheta in patria est”, mai detto evangelico fu più vero.

Queste due composizioni, che ho presentato e donato pubblicamente alle associazioni e confraternite di Molfetta, sono state continuamente ignorate e denigrate dai più, causando in me profonda tristezza e rammarico.

L’unico che ha mostrato in tal senso attenzione in questi anni è stato il priore dell’arciconfraternita della Morte, Onofrio Sgherza: lo ringrazio di cuore.

Capisco che alcune scelte possano essere dettate da gusti personali, ma può essere questo un motivo valido per interrompere di fatto una tradizione secolare della nostra città e non tramandare alle nuove generazioni la cultura delle composizioni sacre che ha distinto Molfetta, al pari di luoghi come Taranto, Napoli, i paesi della Sicilia e persino della Spagna?

Abbiamo un grande patrimonio che abbiamo arricchito nel tempo e possiamo continuare a farlo; non fermiamoci nelle nostre posizioni conservatrici miste a invidia e presunzione, perché queste allontaneranno definitivamente i giovani e per la storia musicale della nostra città non ci sarà più futuro.

Questa infine la mia personale richiesta a chi di dovere: non lasciate che il mio lavoro venga dimenticato, abbiate cura delle mie opere, consentite a tutti gli appassionati e i cultori di ascoltare le mie marce, i miei sentimenti, le mie emozioni, affinché possano essere di ispirazione ai posteri come lo sono stati per me i musicisti molfettesi del passato.

Grazie di cuore".

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