La denuncia

La lettera di un genitore alla preside: "Le esigenze di mia figlia non rispettate"

"Negarsi, far finta di nulla, non rispondere, ha un significato gravissimo perché si traduce in vero e proprio ostruzionismo. Quel non rispondere, “non fare” diventa paradossalmente “fare male”, “distruggere"

Attualità
Molfetta martedì 07 aprile 2020
di La Redazione
Il liceo classico di Molfetta
Il liceo classico di Molfetta © Molfettalive.it

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di denuncia inviataci da un genitore in relazione alla mancanza di risposte per le esigenze BES (Bisogni educativi speciali) della propria figlia.

“È con grande, grandissimo, rammarico che DEVO scrivere questa comunicazione. Devo, perché come me ce ne saranno tanti, tantissimi, e devo, quindi, anche per dovere civico.

Quella che racconto è una storia vera, una di quelle che stanno accadendo in questi giorni, in queste ore. In questo mondo immerso nella pandemia da COVID-19, ci sono anche tanti altri di mondi, che includono situazioni di disagio importantissime. “In fondo”, pensavo, “è semplice. Non si tratta di trovare il vaccino al coronavirus, né di definire la formula economica mondiale che ci salvi dalla crisi economico finanziaria del 2020. Nemmeno di trovare la soluzione definitiva per il cancro”.

Si tratta di BES: bisogni educativi speciali. Una realtà nuova anche per me, si tratta di specifiche esigenze educative per bambini e ragazzi, per i quali, per motivi fisici, biologici, fisiologici o anche per motivi psicologici, sociali, è necessario che le scuole offrano adeguata e personalizzata risposta e, quindi, devono essere tutelati dalle istituzioni scolastiche, in accordo con specifiche direttive e circolari ministeriali. In questo mondo in preda alla pandemia ancora di più; diventa tutto più importante, più urgente, amplificato dalle distanze.

Ebbene, il problema, assurdo a pensarci, viene proprio dai dirigenti scolastici. Una, in particolare, che mi ha destato. Una dirigente scolastica, una preside. Una dipendente pubblica. Io? Un cittadino. Troppo poco evidentemente per muovere una dirigente di un liceo classico, che dovrebbe avere a cuore la voglia di sapere, il diritto allo studio, l’aspirazione al sapere di giovani liceali, con importantissime necessità.

Un adolescente BES dovrebbe essere la sua prima preoccupazione al mattino e l’ultima prima di coricarsi, vista l’aspirazione professionale.

Per i “non addetti ai lavori”, il Bes è, di fatto e semplificando, un programma di studio. Punto. Un programma di studio!

Probabilmente la preside lo vede “solo” come una pratica burocratica, ignorando che un “programma di studio” BES ha valore salvifico per un adolescente. E gli adolescenti BES non hanno il tempo di aspettare, hanno necessità, anche terapeutiche, di ottenere risposte.

Anche qui, negarsi, far finta di nulla, non rispondere, purtroppo, ha un significato gravissimo, perché si traduce in vero e proprio ostruzionismo. Perché sì, quel non rispondere, quel “non fare” diventa paradossalmente “fare male”, “distruggere”.

Sempre per i non addetti: si tratta di fare ostruzionismo a un padre che deve tutelare la salute della propria figlia, dove il BES è un bisogno che diventa primario.

Certo, quando qualcosa non ci riguarda, è facile girare la testa dall’altra parte, far finta di non vedere, nascondersi dietro la burocrazia. È più facile, sì. È anche un atteggiamento irresponsabile, non solo pavido e non professionale. Già, non professionale: se non si vuole tutelare il diritto allo studio dei ragazzi, per quale motivo scegliere la “professione scuola”? A questo disinteresse si aggiunge il limbo del silenzio e la delusione ed amarezza del disinteresse, laddove un genitore aspetta risposte che servono a tutelare anche la salute psico-fisica dei propri figli.

Ah, ma forse per lei è solo una pratica burocratica. Per me sono i nostri figli, il loro complicatissimo presente ed il loro futuro”.

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