L'avvocato molfettese è già in carcere dal 24 aprile per l'inchiesta su presunte scarcerazioni in cambio di denaro

Ritrovato arsenale ad Andria: "La dependance era del giudice De Benedictis"

Lo riferisce l'avvocato Malcangi, difensore dell'imprenditore agricolo proprietario della villa nella quale è avvenuto il ritrovamento

Cronaca
Molfetta lunedì 03 maggio 2021
di La Redazione
De Benedictis
De Benedictis © n.c.

Continuano le indagini sul caso De Benedictis. Secondo il proprietario della villa, sita ad Andria, dove la Squadra mobile di Bari, giovedì scorso, aveva trovato un arsenale, la dependance sotto la quale erano nascoste le armi "era nella disponibilità" dell'ex giudice barese Giuseppe De Benedictis. Lo riferisce l'avvocato Mario Malcangi, difensore dell'imprenditore agricolo proprietario della villa, il 56enne Antonio Tannoia, arrestato in flagranza dopo il ritrovamento dell'arsenale.

La perquisizione era stata disposta dalla Dda di Lecce, la stessa che indaga su De Benedictis per presunti episodi di corruzione in atti giudiziari in concorso con l'avvocato penalista Giancarlo Chiariello.

Tannoia è in carcere con le accuse di detenzione illegale di armi, comuni e da guerra, e ricettazione. In sede di udienza di convalida dell'arresto dinanzi al gip di Trani, l'imprenditore si è avvalso della facoltà di non rispondere, anticipando la propria disponibilità a parlare con la Procura di Lecce, ma, stando a quanto riferito dalla difesa, durante la perquisizione aveva fatto dichiarazioni spontanee spiegando che le armi non erano sue e che il locale dove erano custodite era nella disponibilità dell'ex giudice. 

De Benedictis e Chiariello sono anche loro in carcere dal 24 aprile nell'ambito dell'inchiesta su presunte scarcerazioni di pregiudicati in cambio di denaro. Entrambi, durante gli interrogatori di garanzia, hanno confessato. Il molfettese De Benedictis è stato poi sottoposto, proprio giovedì, contestualmente alla perquisizione ad Andria, ad un altro interrogatorio investigativo dinanzi ai pm di Lecce, sul cui contenuto si mantiene il massimo riserbo. I difensori, gli avvocati Saverio Ingraffia e Gianfranco Schirone, hanno chiesto sostituzione della misura cautelare in carcere con gli arresti domiciliari e oggi è attesa la decisione del gip.

Lascia il tuo commento
commenti