Omicidio Bufi, la Cassazione: «processo da rifare»

La sentenza nella notte di mercoledì, dopo quattro ore di camera di consiglio. Cancellata l'assoluzione in appello per Marino Domenico Bindi e Onofrio Scardigno

Cronaca
Molfetta venerdì 22 aprile 2011
di La Redazione
© omicidiobufi.it

Il processo per l’omicidio di Annamaria Bufi, la 23enne rinvenuta cadavere sulla 16bis nella notte tra il 3 e 4 febbraio 1992 dovrà ripartire dal secondo grado di giudizio.

La sentenza pronunciata dalla Prima sezione penale della Corte di Cassazione alle 23.30 di mercoledì scrive un nuovo capitolo a una storia che si dipana da 19 anni, tra continui colpi di scena e numerosi processi paralleli, tra cui quelli a un perito del tribunale di Trani e a quattro carabinieri all’epoca dei fatti in servizio nella stazione di Molfetta.

Dopo quattro ore di camera di consiglio, nel “Palazzaccio” sulla riva del Tevere, le parole che annullano la sentenza di assoluzione dell’imputato, Marino Domenico Bindi, e impongono che si rifaccia il processo di secondo grado con le regole che la stessa corte suprema indicherà.

«Un processo come questo non può assolutamente morire qui», questo l’incipit della requisitoria del procuratore generale Francesco Mauro Iacoviello.

«Molfetta è una città di provincia dove abitava la giovane Bufiha proseguito l’alto magistrato -. Quest'ultima era uscita di casa la sera del 3 febbraio 1992 senza portare le chiavi dell'abitazione ed aveva detto alla madre che sarebbe rientrata alla solita ora 22-22.30. Ma a casa non rientrò mai più e fu trovata sulla 16 bis con il cranio fracassato.

Ma chi poteva essere stato? Forse il serial killer di Molfetta? Un’indagine condotta con sciatteria quella a carico del presunto assassino.

E poi, si può celebrare un processo di 12mila pagine, e deciderlo come ha fatto la Corte di Assise d'Appello di Bari in soli 54 minuti? Si può celebrare un processo per così brutale omicidio, senza leggere le carte? Già, perché questo procuratore generale aderisce in toto al primo motivo di ricorso del legale della famiglia Bufi, Maralfa, il quale ha dimostrato che il ponderoso incarto del fascicolo processuale non è mai pervenuto alla corte decidente: come ha fatto la corte a decidere?
».

Parole lunghe quasi un ventennio trascorso dalle parti a darsi battaglia nelle aule giudiziarie. Parole che tornano indietro nel tempo. Ai motivi del ricorso presentato contro la sentenza di primo grado dal pubblico ministero Ettore Cardinali e dall'allora procuratore generale Carlo Maria Capristo, attuale capo della procura di Trani, nonché del procuratore generale Angela Tomasicchio e della parte civile della famiglia Bufi, l’avvocato Bepi Maralfa.

Movente, tempistica, alibi. Tutto è stato sviluppato nell’udienza. Anche le analisi della scientifica dei carabinieri, il Ris, sulla vettura dell’imputato. La Renault Nevada. Nel bagagliaio della station wagon alcune aree compatibili con tracce ematiche fecero gridare alla svolta. In aula, invece, i militari le catalogarono come “falsi positivi”.

Adesso tutto sarà ridiscusso. Ad eccezione della posizione di Onofrio Scardigno, assolto in appello dall’accusa di favoreggiamento. A lui, stando all’accusa, Bindi si sarebbe rivolto in un momento di disperazione pronunciando la frase: «Cosa ho fatto, cosa ho fatto. Ho ucciso Anna Maria».

La suprema corte ha annullato anche la sua assoluzione, ma l’avvenuta prescrizione non porterà a una nuova azione penale. Quelle parole, però, torneranno di nuovo in aula.

«Sono anni che mi dispero per affermare delle verità che risultano in modo chiaro dagli atti e che qualcuno continua ad occultare», commenta Franco Bufi, il padre della vittima. «Sono anni – continua – che mi dispero per poter portare il processo lontano da tribunali compromessi a livello ambientale, e questa sentenza della corte suprema ne è chiara riprova. Lontano da qui, quelle verità vengono a galla».

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I commenti degli utenti
  • PAPPAGA7 ha scritto il 22 aprile 2011 alle 13:12 :

    Io spero proprio che anche se tardiva, la giustizia , quella vera, abbia il sopravvento e la povera Annamaria possa riposare in pace. Rispondi a PAPPAGA7