Un tempo parte di casati o chiese rurali, le torri di avvistamento erano sentinelle a contatto con le torri costiere e il Castel del Monte

Capitano, Pettine e Navarino. Le torri molfettesi tra storia, curiosità e aneddoti

Le tre torri si ergono nell'agro in direzione Ruvo di Puglia

Cultura
Molfetta lunedì 03 agosto 2020
di Angelo Ciocia
Torri di Molfetta verso Ruvo
Torri di Molfetta verso Ruvo © Michele Ciocia

Prosegue il viaggio di Molfettalive tra le torri molfettesi. Dopo le cinque costruzioni che si ergono in direzione Terlizzi, è la volta di scoprire aneddoti e curiosità che celano le vedette che si ergono verso Ruvo di Puglia.

L'agro tra Molfetta e Ruvo si fa interessante perchè puntellato da tre vedette in comunicazione con il Castel del Monte per controllare i primi altopiani murgiani e soprattutto sono poste in posizione tale da controllare anche il vicino mare Adriatico. Qui, oltre alle tre torri, in località Antignano spicca il maestoso ulivo millenario che ha preso il nome della contrada che sorge tra Molfetta, Bisceglie e Ruvo.

Ma ad abbellire e rendere storico questo importante pezzo di agro molfettese ci sono Torre Capitano, Torre del Pettine e Casale Navarino.

Verso Ruvo di Puglia sorge Torre Capitano, maestosa torre di 20 metri, costituita da tre piani, eretta nel IX secolo. La sua antichità è confermata dal tipo di materiale impiegato per costruirla, ovvero pietre rozze appena sbozzate. Probabilmente la prima torre costruita sul suolo molfettese, sembrerebbe da attribuire ai bizantini che ne avevano fatto la sede del capitano che aveva il compito di organizzare la difesa della città tanto che prende il nome da questo antico evento. Un grande sistema difensivo, formato da un antico fossato riempito d'acqua, proteggeva la bellissima torre.

Procedendo sempre più da Molfetta verso Ruvo, ecco la graziosa Torre Pettine che con i suoi "soli" otto metri di altezza è una delle più piccole torri del territorio. Costituita da due piani, fu realizzata nel XVI secolo. Volgarmente detta torre, ha più l'aspetto di una casetta di campagna fortificata con due garitte con feritoie sul tetto per difendersi. Venne utilizzata come luogo di difesa della gente contro epidemie, come la peste del Seicento e il colera del 1886, e dagli eventi bellici come le due guerre mondiali. In via del Pettine, poco prima della torre sorgono due chiesette rurali, mentre il nome della torre sembrerebbe derivare dalle pedine lasciate dai pirati in questa località dopo essere sbarcati dalla costa e aver saccheggiato Ruvo.

La più distante tra le torri molfettesi è Casale Navarino, struttura fortificata risalente al XVII secolo voluta dalla nobile famiglia molfettese Gadaleta. Possiede un casale con cappella, un palmento e due torri che la rendono un complesso masserizio che vanta anche ambienti interrati, mentre sul lato destro vi sono ambienti riconducibili a stalle e deposito. La cappella è dedicata a San Francesco da Paola ed è datata 1763, mentre dietro il palmento ci sono due torri di circa 10 metri che fungevano da sia da colombaie che da vedette di avvistamento per l'agro molfettese. La masseria, nonostante i suoi sistemi difensivi, fu teatro di brigantaggio: una sera del 1749 si presentarono al casale tre pellegrini in cerca di ospitalità che furono accolti dall'abate Giulio Gadaleta che, praticamente, aveva spalancato le porte della sua dimora a tre briganti che lo derubarono. Denunciato il fatto a re Carlo III, dopo il riconoscimento, i tre malfattori furono impiccati, come riporta una targa poco distante, su tre ulivi dell'agro.


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