Il rapporto di Caparezza con l'acufene e l'ipoacusia e i progetti futuri

Caparezza: "Gli ultimi venti concerti, poi smetto: ho l'acufene"

Domani parte Exuvia tour, 20 tappe in Italia, di cui alcune sold out

Spettacolo
Molfetta venerdì 24 giugno 2022
di La Redazione
Exuvia, album di Caparezza
Exuvia, album di Caparezza © n.c.

Caparezza e l'acufene, un rapporto complicato descritto alla miglior maniera dall'artista molfettese nel brano "Larsen". Inizierà domani il tour di Michele Salvemini, alias Caparezza, da Treviso. Il suo Exuvia Tour sarà un giro in lungo e largo per la penisola italiana, con alcune tappe già sold out da tempo. Ma soprattutto, sarà l'ultimo viaggio tra la folla e tra i fan.

«Faccio questi venti e mi fermo. Non posso rischiare troppo - spiega prima dell'inizio del tour - Soffrendo di acufene e ipoacusia non posso più fare lunghi giri di concerti come accadeva in passato. In questi sette anni di difficoltà ho incontrato tanti colleghi che m’hanno detto senti questo, fatti vedere da quello, io l’ho fatto ma non è cambiato alcunché. Così ho smesso di cercare cure miracolose per il mio deficit uditivo».

L’acufene è un distrubo che comincia con la percezione di un rumore, solitamente un ronzio, un fischio, un fruscio o un sibilo, avvertito nelle orecchie o nella testa in assenza di uno stimolo acustico esterno. L’ipoacusia è invece un problema dell’udito che si manifesta quando non si sentono bene i suoni o non si capiscono bene le parole.

Una scoperta non recente, un magone che Caparezza si è trascinato dentro sè per diverso tempo. «Lì per lì, quando ho scoperto di non poter più ascoltare la musica in cuffia, sono andato in crisi, pensando al mio corpo come a una prigione. Così ho provato di tutto, pillole, iniezioni, psicoterapia, ma alla fine ho capito che dovrò semplicemente tenermelo e magari pensare ad altro, distrarmi».

Se la musica e l'incontro con i fan è messo a dura prova, ecco una vecchia passione tornare in auge. «Ho riacceso anche la passione mai sopita per il mondo dei fumetti. Ho seguito un corso di sceneggiatura che un giorno potrebbe dare i suoi frutti, se non in un volume grafico vero e proprio, magari in un lavoro musicale legato al pianeta della striscia disegnata»

 

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